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Branle d'Écosse - Il Branle Scozzese di Arbeau

Video
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Esecuzione registrata nel DVD 005b
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C’è un piccolo enigma, in questa danza, e sta tutto nel nome. Il Branle d’Écosse porta la Scozia nel titolo, ma fu codificato in Francia: lo dobbiamo a Thoinot Arbeau, canonico di Langres, che nel 1589 lo descrisse nell’Orchésographie accanto ai branles «regionali» di Poitou, Bretagna, Borgogna e Malta. «Gli Scozzesi danzano i branles di Scozia», scrive: un’informazione tanto elegante quanto tautologica, e proprio per questo il mistero resta aperto da quattro secoli.

La danza è una catena di persone per mano che avanza lateralmente verso sinistra: doubles e simples chiusi dal caratteristico pied croisé, il piede che si incrocia flesso davanti alla gamba d’appoggio. Poi, nel secondo branle, arrivano i pieds en l’air, il saut majeur e la capriole finale. Arbeau ne descrive due, i primi di una suite più lunga andata perduta: oggi li balliamo come parte A e parte B, mentre i musicisti del Cinquecento li suonavano di seguito, uno dopo l’altro.

L’abbiamo incontrata nei laboratori di danza storica e nelle serate di danze francesi, dove arriva spesso come primo passo dentro il repertorio rinascimentale: la catena accoglie, le braccia restano basse a formare una «V», e in pochi minuti il cerchio gira.

Scheda sintetica
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Nome proprio #

Branle d’Écosse, nella grafia cinquecentesca Branle d’Escosse (o Bransle d’Escosse). Il titolo compare al plurale, branles d’Écosse, perché non designa una singola coreografia ma una famiglia di branles: Arbeau ne trascrive i primi due e ricorda che i musicisti ne possedevano una suite più ampia.

L’autore è Thoinot Arbeau, pseudonimo anagrammatico di Jehan Tabourot (1519-1595), canonico di Langres, che pubblica il trattato nel 1589.

Altri nomi e varianti #
  • Branle d’Escosse, Bransle d’Écosse, Branles d’Écosse: grafie d’epoca e moderne.
  • Scottish Branle, Scots’ Branle, Scotland Branle, Scottish Bransle: denominazioni anglofone, diffuse anche nei circuiti SCA.
  • Schottenbranle: in ambito tedesco. Brawl of Scotland in Inghilterra, dove Shakespeare gioca sul French brawl; brail è il nome scozzese segnalato da Mabel Dolmetsch.
  • In Italia: Branle d’Écosse, Branle d’Ecosse, Branle di Scozia.
  • Da non confondere: la scottish (o schottische) ottocentesca, danza di coppia in 2/4; la Scottish Country Dance; il brando italiano, che è l’esito lessicale del termine branle (Caroso, Negri) ma indica coreografie autonome.
Traduzione e significato #

«Branle di Scozia». Branle viene da branler, «oscillare, dondolare», e indica il movimento laterale che caratterizza la famiglia.

L’aggettivo è geografico-attributivo, non descrittivo del passo: nel Cinquecento i branles si intitolavano per area o nazione (Borgogna, Haut-Barrois, Malta) e il nome documenta una geografia immaginata più che una provenienza reale. Lo stesso Arbeau, del Branle de Malte, dubita che sia altro «che un balletto».

Area geografica e provenienza #

Francia. La danza è documentata nel repertorio di corte e di società del tardo Rinascimento francese e codificata da Arbeau a Langres, in Champagne, dove il trattato viene stampato nel 1589.

Mappa della Francia nord-orientale con Langres evidenziata in Champagne, luogo di pubblicazione dell'Orchésographie di Thoinot Arbeau nel 1589

L’attribuzione alla Scozia resta nel titolo e nella frase di Arbeau «les Escossois dansent les branles d’Escosse», ma non è prova di un’origine scozzese. Il contesto che rende plausibile un travaso è la Auld Alliance: il matrimonio di Giacomo V con Maria di Guisa, la reggenza di lei, la presenza di nobili e militari francesi in Scozia fino all’abdicazione di Maria Stuarda nel 1567. Non è però documentato alcun viaggio, alcun informatore, alcuna comunità scozzese identificabile come origine della coreografia: l’ipotesi resta storiografica.

Le suites musicali intitolate ai branles di Scozia circolavano a stampa già prima di Arbeau (Attaingnant, Estienne du Tertre 1557), senza indicazioni di danza: segno di una moda editoriale per i titoli esotici più che di un’importazione coreutica.

Epoca e anno di riferimento #
  • 1557: Première Suytte de Bransles d’Escosse nel Septiesme Livre de Danceries di Estienne du Tertre; raccolte di Pierre Attaingnant a metà secolo. Sono suite musicali, prive di istruzioni coreografiche.
  • 1589: Orchésographie et traicté en forme de dialogue, Langres, Jean des Preys (alcune edizioni con impressione 1588). È la prima codificazione della danza.
  • circa 1569: la voga secondo Arbeau - «il y a environ vingt ans» - che coincide con il rientro dei contingenti francesi dalla Scozia dopo il 1567.
  • 1612 e XVII secolo: i branles entrano nelle suite strumentali (Terpsichore di Praetorius); sotto Luigi XIV il ballo si apriva ancora con una sequenza di branles.
  • XX-XXI secolo: riscoperta della danza storica; edizione critica Dover 1967 (trad. Evans, note di Sutton, Labanotation di Backer e Sutton); oggi laboratori, rievocazioni e balfolk.
  • Nel nostro archivio: 23 marzo 1993, stage di danze francesi con Yves Hulot a Castel San Pietro Terme (DVD 005b), branle al minuto 60:19.
Occasione e funzione sociale #

Nel Cinquecento i branles aprivano il ballo: una sequenza fissa - branle double, simple, gay e de Bourgogne - a cui seguivano i branles regionali, tra cui quello di Scozia. La funzione era quella di una danza collettiva e «aperta»: chi arrivava si aggiungeva alla catena senza spezzare il gruppo, e tutti eseguivano gli stessi passi, senza ruoli distinti né cambio di partner.

Non è documentata un’occasione rituale, religiosa o stagionale esclusiva, e nemmeno una funzione cerimoniale specifica.

Oggi la danza vive su due piani: nei laboratori di danza rinascimentale e nelle rievocazioni è un classico di apertura; nei balfolk e nelle serate di danze francesi funziona da porta d’ingresso al repertorio storico, perché la ripetitività delle cellule permette di ballare quasi subito.

Storia e origine #

Il branle come famiglia è attestato dal 1500 circa, come evoluzione delle rondes e delle caroles. Arbeau ne descrive quattro fondamentali e una ventina di «regionali»; il nostro è uno di questi.

La ricostruzione più diffusa lo collega agli anni Sessanta del Cinquecento: i nobili francesi che avevano militato in Scozia sarebbero rientrati dopo l’abdicazione di Maria Stuarda (1567) portando con sé repertori di danza, e Arbeau ne avrebbe registrato la voga nel 1589. È un’ipotesi coerente con le date, non una prova. Lo stesso trattatista non offre quel che altrove non lesina - un aneddoto d’apprendimento: il Trihory imparato da uno studente bretone, i branles danzati con le Bachelettes de Poitiers. Sul branle scozzese, silenzio.

Tre indizi suggeriscono una creazione francese con nome esotico:

  • la struttura è pienamente coerente con il sistema dei branles laterali francesi;
  • le suite «d’Escosse» circolavano a stampa prima del 1589 (du Tertre 1557), come titolo di moda;
  • nella storia della danza i nomi nazionali ingannano spesso - la schottische dell’Ottocento fu battezzata «polka tedesca».

Della suite originaria conosciamo solo i primi due branles: gli altri non sono stati trascritti e non ci sono pervenuti, e la loro ampiezza resta ignota. Dopo la fortuna rinascimentale e barocca il branle decadde fino a valere, nel Settecento, come sinonimo di ronda; la riscoperta novecentesca della danza storica e il movimento balfolk lo hanno riportato in sala.

Note etnocoreologiche #

Il vocabolario motorio è quello dei branles laterali, con una firma propria:

  • Pied largy: apertura o spostamento laterale del piede; pied approché: avvicinamento, senza o con trasferimento di peso.
  • Simple: due movimenti (laterale + avvicinamento). Double: quattro movimenti, chiusi dall’incrocio.
  • Pied croisé: il piede che chiude il passo si solleva e si incrocia davanti alla gamba d’appoggio, flesso e non in punta - la posizione «en porte-manteau» illustrata nel trattato. È il segno distintivo del branle rispetto alle ricostruzioni più tarde in punta.
  • Pied en l’air: piccolo balzo con cambio d’appoggio e piede sollevato. Attenzione al lessico di Arbeau: pied en l’air gauche indica il balzo sulla destra.
  • Saut majeur: salto verticale a piedi pari, gambe tese. Capriole: salto con una gamba tesa in avanti e l’altra piegata sotto il corpo.

Progressione a sinistra: è il principio che tiene insieme tutto. I passi verso destra si eseguono più piccoli di quelli verso sinistra, così il cerchio avanza senza mai «tornare indietro».

Le braccia: Arbeau non le descrive. L’oscillazione leggera - avanti sui tempi dispari, indietro sui pari - è una proposta didattica moderna ampiamente adottata, non una prescrizione storica: va dichiarata come integrazione, non come fonte.

Nessuna distinzione di ruolo tra uomini e donne: tutti eseguono gli stessi passi. La danza è di catena, aperta o chiusa, o in linea.

Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Trattatistica: Thoinot Arbeau, Orchésographie (1589); edizione critica Orchesography, trad. Mary Stewart Evans, introduzione e note di Julia Sutton, Labanotation di Mireille Backer e Julia Sutton (Dover, 1967).
  • Studi e ricostruzione: Susan de Guardiola (Two Branles d’Escosse, Capering and Kickery, 2008), Mabel Dolmetsch (Dances of England and France from 1450 to 1600, 1959), Daniel Heartz, Christine Grimaldi e Francis Boissard (revisione della scheda Histoire de bal, 2020), Library of Dance.
  • Ensemble: Broadside Band, Compagnie Maître Guillaume (Musique à danser de la Renaissance française, Arion 1995), Doulce Mémoire, Blast from the Past, Constantinople, Datura Medieval Music (Alpha et Omega, 2012), The Medievals.
  • Rievocazione: i circuiti SCA, dove la danza è diffusissima come Scottish Bransle, e gruppi come Saltatio – Historisches Tanzen Aachen.
  • Italia: Maria Baffert (stage Rondeaux en chaîne – Branle d’Écosse – Bourrée en cercle, Torino 2016; Verrayes 2026 con il duo Quba Libre), il laboratorio toscano Ande Cante e Bali (Calenzano 2017), LyraDanz, gli Hilt Band, i Sulemurié, gli ensemble I Serenissimi Piffari e Festa Cortese. Nel nostro archivio, Yves Hulot nello stage Mangiafoco di Castel San Pietro Terme (1993).
Formazione e tipologia #

Catena o cerchio, aperto o chiuso (Arbeau menziona entrambe le possibilità), danzatori per mano con le braccia basse a formare una «V». Tipologia: branle laterale «regionale», inserito in una suite di branles (branles coupés / mixed branles), in cui le coppie si alternano ma tutti eseguono gli stessi passi.

La disposizione in coppie uomo-donna, con l’uomo a sinistra, è una convenzione esecutiva: per questa danza non è documentata una distinzione coreografica di genere, e manca la figura del meneur propria di altri repertori.

Struttura della danza #

Arbeau documenta due branles distinti, i primi di una suite più ampia. La ricostruzione corrente li esegue in successione o li tratta come parti A e B di un’unica danza.

Primo branle (A)

  1. Double a sinistra.
  2. Double a destra.
  3. Simple a sinistra.
  4. Simple a destra.
  5. Ripetizione della sequenza.

Secondo branle (B)

  1. Double a sinistra.
  2. Simple a destra.
  3. Simple a sinistra.
  4. Double a destra.
  5. Double a sinistra.
  6. Simple a destra.
  7. Tre pieds en l’air alternati (destra, sinistra, destra).
  8. Saut majeur e capriole conclusiva.

Ogni simple e ogni double si chiudono con il pied croisé.

Attenzione alla prassi: storicamente i musicisti eseguivano il primo branle un certo numero di volte, poi il secondo, poi gli altri della suite - non in alternanza battuta per battuta. La struttura AABB delle registrazioni moderne è una semplificazione didattica, comoda ma meno fedele; il numero originario di ripetizioni non è documentato.

Metro e struttura musicale #

Arbeau è esplicito: i branles scozzesi si danzavano «par mesure binaire legiere». Misura binaria leggera, resa nelle trascrizioni moderne in 2/2 o 4/4, con tempo da moderato a vivace (circa 105 bpm nelle registrazioni di Doulce Mémoire).

Le frasi seguono le unità coreiche: 2 battute per il primo branle, 2 e 3 battute per il secondo - un’irregolarità che l’orecchio riconosce subito e che i danzatori sottolineano con lo skip e il salto.

Eccezione da conoscere: nelle raccolte di Estienne du Tertre (1557) due brani intitolati Branle d’Escosse sono in 3/4 e non si adattano alla coreografia di Arbeau. Sotto lo stesso nome circolavano musiche diverse: il trattato fissa una delle versioni, non l’unica.

Strumenti e stile musicale #

Orchésographie non impone un organico: la musica è data in tablatura con melodia cantabile, e per la danza si parla di pifferi e tamburi. La prassi di corte prevedeva danceries a quattro parti, con liuto, tastiere, fiati e archi.

Nelle esecuzioni contemporanee:

  • ricostruzione storica: consort di flauti dolci, traversieri rinascimentali, viole da gamba, liuto, ghironda, percussioni leggere;
  • versione balfolk: fisarmonica, violino, flauto, chitarra, cornamusa, ghironda, arrangiamenti «hard folk».

Stile leggero e saltellante, frasi brevi e ritmicamente evidenti, con l’accento marcato sul secondo tempo del branle secondo le prassi esecutive storiche.

Autori e compositori #

Coreografia: non attribuita a un autore conosciuto. Melodie: anonime, di tradizione, fissate dalla stampa del trattato e dalle raccolte di Pierre Attaignant e Estienne du Tertre (1557), poi riprese in ambito europeo fino a Michael Praetorius (Terpsichore, 1612).

Thoinot Arbeau è il testimone e il trascrittore della danza, non necessariamente il suo inventore: attribuirgli la composizione musicale sarebbe un passo che le fonti non autorizzano.

Aneddoti e curiosità #
  • L’aneddoto che non c’è: per altri branles regionali Arbeau racconta incontri e memorie personali, per quello scozzese tace. Il silenzio è un dato etnocoreologico: dice quanto poco l’autore sapesse della danza, e alimenta il dibattito sull’origine.
  • Shakespeare, 1595: in Pene d’amor perdute il gioco di parole sul French brawl sfrutta il doppio senso di brawl («rissa»), l’esito inglese di branle.
  • Il nome sopravvive in Scozia: secondo Mabel Dolmetsch la forma brail vi rimase in uso a lungo.
  • Il filo italiano: branle diventa brando nella trattatistica cinquecentesca (Caroso, Negri); in Piemonte la Sbrando alpina conserva ancora la parola.
  • Il paradosso del nome: come la schottische, nata «polka tedesca», il Branle d’Écosse dimostra che le etichette nazionali delle danze raccontano più la moda che la geografia.
  • Il piede incrociato come emblema: il pied croisé flesso illustrato nelle xilografie del trattato è diventato il segno didattico che distingue la ricostruzione del branle da quelle in punta.
Presenza nei media e nella cultura di massa #

Nessuna presenza mainstream: la danza vive nella danza storica, nella musica antica e nei circuiti di danza popolare.

  • Discografia rinascimentale: Compagnie Maître Guillaume, Doulce Mémoire, Broadside Band, Datura Medieval Music (Alpha et Omega, 2012).
  • Video di esecuzione e tutorial su YouTube, anche in italiano.
  • Rievocazione storica e SCA, dove è una presenza fissa come Scottish Bransle.
  • Altri branles - non questo - compaiono in partitura colta: la Suite française di Poulenc (1935) e Agon di Stravinsky (1957).
  • Nel nostro archivio: DVD 005b, stage con Yves Hulot (1993), branle al minuto 60:19.
Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà bassa per la prima parte, media per la seconda. I passi laterali si imparano in fretta; il pied croisé flesso, la progressione a sinistra e la capriole chiedono invece tempo. La valutazione riguarda la ricostruzione contemporanea, non una classificazione storica.

Adattamenti ricorrenti, anche nella didattica italiana:

  • esecuzione del solo primo branle, senza la parte con i salti;
  • sostituzione della capriole con un salto a piedi pari o un appoggio;
  • cerchio aperto, per far entrare chi arriva;
  • strumentazione moderna (fisarmonica, violino) e tempo rallentato;
  • calzature moderne antiscivolo, che cambiano l’appoggio rispetto alla scarpa rinascimentale.

Non è documentata una variante coreografica italiana autonoma: la forma trasmessa è quella di Arbeau.

Note di ricerca e fonti #

Base più solida. Convergono la fonte primaria - Thoinot Arbeau, Orchésographie (Langres 1589), nel facsimile e nell’edizione critica Evans/Sutton (Dover 1967) - e le ricostruzioni che vi si appoggiano: Histoire de bal (Grimaldi/Boissard), Library of Dance, Susan de Guardiola, Mabel Dolmetsch, la sintesi di Cunnan per il metro e le frasi, la voce Branle di Wikipedia per il quadro storico.

Discrepanze fra le risposte.

  • Origine scozzese. Tutte le fonti convergono: il nome non prova l’origine. Cambia la formulazione - alcune parlano di «creazione francese ispirata», altre di «mito popolare» o di ipotesi collegata all’abdicazione del 1567. Questa scheda tiene la formula più prudente: etichetta non documentaria, ipotesi storiografica plausibile ma non provata.
  • Attribuzioni non riprese. alcune fonti attribuiscono la melodia a «François Cluet» intorno al 1558; altre elencano Attaingnant, Gervaise e Praetorius come «autori». Sono editori o raccolte, non compositori documentati di questo branle.

Questioni aperte. L’origine geografica resta non dimostrata; l’ampiezza della suite originaria è ignota; non è documentata una strumentazione obbligatoria; i movimenti delle braccia sono integrazioni moderne. Chi in Italia insegna, ha ballato o ha registrato il Branle d’Écosse - programmi di stage, appunti di corso, serate, video - è invitato ad aggiungere la sua tessera: la voce resta aperta.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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nessuna

Riferimenti e link#

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