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Pach Pi

Video
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Esecuzione registrata nel DVD 005b
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Ci sono danze che si riconoscono dal primo passo. Il Pach Pi è una di queste: la ronda si chiude, le voci attaccano il canto, il cerchio parte verso sinistra con un’andatura rapida e leggera; poi si ferma, si gira verso il centro e la figura esplode in salti e incroci di piede. È una delle forme più vive del passepied bretone, custodita nel Poher e nel pays Fisel - Carhaix, Rostrenen, Gourin - e ancora oggi ballata nei fest-noz e nei fest-deiz.

Il nome è la resa bretone del francese passe-pied, «passa-piede»: descrive il gesto, quel piede che scavalca e incrocia l’altro. Dietro c’è una famiglia antichissima - con la gavotta, il passepied è tra le più antiche danze della tradizione armoricana - e un ramo colto che ha preso altre strade: il passepied di corte in 3/8 codificato da Lully, poi passato a Bach e Rameau, non è la danza che si balla nei fest-noz. Il Pach Pi popolare è rimasto fedele al tempo binario, alla presa per il mignolo e alla semplicità fiera della ronda contadina.

L’abbiamo ricevuta attraverso i fest-noz, i cercles celtiques e i manuali che ne hanno fissato la trasmissione - Guilcher, Alan Pierre e Padrig Sicard, i DVD didattici di Kendalc’h. In Italia è arrivata con gli stage di danze francesi e con i circuiti balfolk, dove funziona da porta d’ingresso al repertorio bretone.

Scheda sintetica
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Nome proprio #
Pach Pi (pronuncia «pash-pi»), scritto anche Pach-pi, Pach’pi e Pachpi. È il nome bretone della forma locale del passepied del Poher, usato stabilmente nella letteratura etnocoreologica francese e bretone per distinguerla dalle altre varianti della famiglia.
Altri nomi e varianti #
  • Pach-pi, Pach’pi, Pachpi: grafie con trattino o apostrofo, frequenti nei repertori francofoni.
  • Passepied, passe-pied: nome francese della famiglia, prevalente in Haute-Bretagne e nel Trégor; nelle schede internazionali di France Bourque-Moreau e Yves Moreau la danza compare spesso semplicemente come Passepied.
  • Passepîd: nome equivalente in Vallonia (Belgio, area di Liegi).
  • Riqueniée / Riqueugnée: il nome che lo stesso movimento prende nella suite di Loudéac.
  • Danze affini ma distinte: passepied de Plaintel, passepieds du Trégor, Drao (pays Mitao), passepied de Saint-Vincent-sur-Oust, bal paludier, Oie (pays de Retz).
  • In Italia circola il nome bretone, Pach Pi, sporadicamente reso Pachi Pi. I canti associati hanno titoli propri - Deomp d’an unan, Pachpi Gwerann - che non sono sinonimi coreografici della danza.
Traduzione e significato #

«Passa-piede»: dal francese passer («passare») e pied («piede»), con riferimento al piede che scavalca e incrocia l’altro. In bretone pach conserva la radice onomatopeica del colpo leggero a terra.

Il significato letterale descrive una famiglia di passi, non una coreografia: non autorizza ad assimilare il Pach Pi a tutte le danze storiche chiamate passepied, né a dedurne l’antichità della forma viva. Attenzione anche all’omonimia colta: Passepied è il brano per tastiera di Debussy nella Suite bergamasque e, prima, la danza di corte cinque-secentesca - un parente aristocratico, non la danza del fest-noz.

Area geografica e provenienza #

Bretagna, Francia nord-occidentale. La danza è viva nel Poher - Carhaix-Plouguer, Châteauneuf-du-Faou, Gourin, Poullaouen, Callac - nel pays Fisel (Rostrenen–Maël-Carhaix) e nel pays Plin (Saint-Nicolas-du-Pélem–Bourbriac), ai margini dell’Alta Cornouaille e dei Monts d’Arrée, con varianti documentate a Plussulien e Corlay.

Il termine pach pi è in uso nell’Haute-Cornouaille; più a est, in Haute-Bretagne e nel Trégor, prevale passepied. La tradizione considera la forma un prestito dell’Haute-Bretagne galla passato in Bassa Bretagna, dove si è conservato come danza autonoma. Forme affini di passepied attraversano il confine linguistico e si ritrovano in Vallonia e in altre regioni francesi.

Mappa della Bretagna con evidenziata la regione del Poher intorno a Carhaix-Plouguer, in Francia
Epoca e anno di riferimento #
  • 1532: prima attestazione del termine passepied; 1548 Noël du Fail lo segnala come diffuso nelle corti bretoni; 1589 Thoinot Arbeau lo descrive nell’Orchésographie; 1612 compare come Passepiedz de Bretaigne.
  • XVII secolo: fortuna di corte; nel 1689 Madame de Sévigné descrive una dimostrazione a Rennes e negli anni Ottanta del Seicento Lully lo codifica in 3/8.
  • Forma popolare: tradizione orale non databile. Raccolte di canti anteriori al 1889 confluite in Narcisse Quellien, Chansons et danses des Bretons (1889), riprese nel 1911 da Francis Gourvil in Kanaouennou Breiz-Vihan con la forma Pachepi.
  • XX secolo: ricerca sul campo di Guilcher (1963); registrazione delle Sorelle Goadec a Treffrin nel 1967 (raccolta di Hermann Wolf, disco nel 1973); revival dei fest-noz dalla fine degli anni Cinquanta; filmati sul campo dagli anni Ottanta (Callac, 1984); schede didattiche nordamericane nel 2013.
  • Nel nostro archivio: stage di danze francesi con Yves Hulot, Castel San Pietro Terme, 23 marzo 1993 (DVD 005b).
Occasione e funzione sociale #

Danza di festa e di veglia. Oggi si balla nei fest-noz (feste notturne) e nei fest-deiz (diurne); nell’Ottocento rurale le occasioni erano i matrimoni, il battesimo della casa nuova, la preparazione dell’aia per la trebbiatura, le feste agricole e i pardon.

Non è un movimento obbligato di una suite, ma si eseguiva spesso dopo il ton doubl della gavotta, come momento di rilancio energetico. La funzione attuale è duplice: trasmissione e celebrazione comunitaria della cultura bretone da una parte, ballo sociale ricreativo nei balfolk europei e italiani dall’altra. La ronda aperta a giovani e anziani resta il gesto che la dice tutta: si sta insieme, si guarda il centro, si ascolta il canto.

Storia e origine #

Il passepied è, con la gavotta, una delle più antiche danze bretoni. Le fonti cinquecentesche - Noël du Fail (1548), Rabelais, Arbeau (1589) - lo descrivono come un branle bretone veloce, in tempo binario e con frasi di tre battute. Nel Cinque-Seicento fu adattato all’uso di corte e divenne una delle danze più amate alla corte di Luigi XIV: Lully la rielaborò negli anni Ottanta del Seicento in 3/8, con fraseggio regressivo e attacco sull’ultima pulsazione. Quella versione colta non è il Pach Pi: ne è la derivazione aristocratica.

L’assimilazione al trihori proposta da Arbeau è oggi considerata probabilmente errata: il trihori è piuttosto l’antenato della famiglia delle gavotte.

La forma popolare è sopravvissuta nelle aree che non l’hanno sostituita con danze nuove; Guilcher la colloca tra le danze di figura rimodellate dalle controdanze inglesi del XVII secolo e francesi del XVIII. Nel Poher il Pach Pi resta danza autonoma, altrove entra nella suite. La trasmissione è orale e continua, senza autore né data di invenzione: dal secondo dopoguerra i cercles celtiques e i fest-noz l’hanno riportata al centro della festa.

Note etnocoreologiche #
  • Forma: ronde chiusa (ronde fermée) mista, uomini e donne alternati; documentate anche versioni in cortège di coppie e in moulin a 4. Nel Trégor gli uomini stanno nel cerchio esterno, le donne in quello interno.
  • Presa: mignolo contro mignolo (auriculaire-auriculaire) o a gancio di dita, mani in posizione W, gomiti piegati all’altezza delle spalle; in alcune varianti gli uomini sostengono le mani delle donne.
  • Orientamento: nella balade il cerchio avanza verso sinistra dei danzatori (senso orario visto dall’alto), corpo leggermente ruotato in avanti; nella figura tutti fronte al centro, sul posto.
  • Piede guida: si parte dal piede destro, rarità nella famiglia delle ronde bretoni.
  • Energia: la balade è rapida e tesa in avanti, la figura più marcata ed energica che negli altri passepied, con lavoro delle braccia che accompagna e scandisce.

Guilcher la colloca tra le danze di fondo antico della seconda categoria, quelle di figura più recenti influenzate dalle controdanze. Nessuna descrizione va presa come codificazione unica: le varianti locali cambiano passo, accenti e durata.

Divulgatori e gruppi di riferimento #
  • Ricerca e manualistica: Jean-Michel Guilcher (La tradition populaire de danse en Basse-Bretagne, 1963; 4ª ed. Coop Breizh 1997, cap. 11 «Passepied»), Marc Clérivet per l’Haute-Bretagne, Alan Pierre e Padrig Sicard (Guide pratique de la danse bretonne, 1999).
  • Trasmissione bretone: Kendalc’h con i DVD Danses de toutes les Bretagnes (vol. II – Le Poher), i cercles celtiques e i maestri dei fest-noz di Carhaix, Rostrenen e del Poher; tra insegnanti e filmatori Jean-Paul Péron, Tristan Gloaguen, André e Ida Citérin, Yves Defrance.
  • Gruppi: Danserien Ar C’hastel Nevez, Deus bro ar men glaz di Gourin, Les Lavandières d’Erquy; sul versante musicale Koskerien, Carré Manchot, Les P’tits Poux, Les Pieds dans l’Bal, La Marmotte.
  • Canto e archivi: Sorelle Goadec, Loeiz Roparz, Erik Marchand; archivi Dastum e RaddO.
  • Didattica internazionale: France Bourque-Moreau e Dale Adamson (Kolo Festival 2013, Salt Spring Island 2013), Yves Moreau, Yves Leblanc, Souleiado French Dance Group (Australia).
  • Italia: Moreno Zaia (portale Balli Folk, video didattici), Juancarlos Battilani (tutorial in italiano), Vanessa Franchetti, Umberto Bonfà; festival Gran Bal Trad di Vialfrè. Nel nostro archivio, Yves Hulot nello stage Mangiafoco di Castel San Pietro Terme (1993).
Formazione e tipologia #
Cerchio chiuso misto (ronde fermée), danza di catena in linea di tradizione bretone, parente popolare del branle e della famiglia dei passepied. Documentata anche in cortège di coppie e in moulin a 4, con alternanza regolare uomo-donna e presa per il mignolo.
Struttura della danza #

Struttura bipartita: due sezioni di 16 tempi ciascuna (2 × 8 battute in 2/4), ripetute e alternate fino alla fine del brano.

1. Balade / promenade (16 tempi) - il cerchio si sposta rapidamente verso sinistra. Tre varianti principali:

  • pas marché rapido con incrocio: il destro scavalca davanti al sinistro sui tempi dispari (1, 3, 5, 7), il sinistro sui pari, senza pieno caricamento del peso;
  • pas chassé laterale, con partenza dal piede sinistro e corpo rivolto al centro;
  • pas de polka (destro-sinistro-destro / sinistro-destro-sinistro) con oscillazione delle braccia avanti e indietro.

Negli ultimi tempi il corpo si riorienta verso il centro del cerchio.

2. Figura / leap and kicks (16 tempi) - sul posto, fronte al centro, formula di 4 tempi ripetuta quattro volte: saltello sul destro con il sinistro che incrocia dietro e poi davanti, ritorno in linea. Le braccia vanno avanti sul tempo 1, al corpo sul 2, indietro sul 3, al corpo sul 4.

Si inizia sempre con il piede destro. Le varianti locali sono almeno tre per la balade e tre per la figura (Plussulien, Corlay tra quelle documentate). Alcune notazioni contano 2 × 16 battute anziché 16 tempi: cambia il modo di contare, non la danza.

Metro e struttura musicale #

Metro binario, 2/4 (in alcune trascrizioni 4/4), tempo vivace intorno ai 140 bpm; frasi di 8 battute e struttura quadrata A–B che sostiene le due sezioni da 16 tempi.

Il passepied colto di tradizione barocca è invece in 3/8 (talora 3/4 o 6/8), con emiolie e attacco in levare: metro diverso, danza diversa. Confrontare i due piani serve a capire la storia, non a leggere la prassi del fest-noz.

Strumenti e stile musicale #
  • Kan ha diskan: canto antifonale a cappella a due voci, tecnica cardine della Bretagna interna, con le Sorelle Goadec come riferimento assoluto.
  • Coppia biniou-bombarde: biniou kozh (cornamusa bretone) e bombarde (oboe popolare).
  • Clarinetto (treujenn-gaol), fisarmonica diatonica; nei contesti contemporanei anche strumenti amplificati.

Stile vivo, gaio e leggero, di carattere pastorale: già Johann Mattheson nel 1739 lo trovava «prossimo alla frivolità», più veloce del minuetto (“La balade scorre, la figura morde”).

Autori e compositori #

Nessun autore o compositore documentato: danza e melodie di tradizione orale, trad. / arr. collettivo. Restano identificabili raccoglitori e interpreti - Narcisse Quellien, Francis Gourvil, le Sorelle Goadec, Loeiz Roparz.

Il passepied di corte ha invece autori illustri: Lully, Bach (Suite inglese n. 5 BWV 810, Partita n. 5 BWV 829, Ouverture BWV 1066), Rameau, Gluck; e più tardi Debussy (Suite bergamasque), Delibes, Stravinsky (Sinfonia in Do), Prokofiev (Cenerentola). Sono rielaborazioni della forma colta, non il Pach Pi.

Aneddoti e curiosità #
  • Il piede «sbagliato»: partire dal destro è raro nelle ronde bretoni, e per questo la danza è usata nei corsi come esercizio di lateralità e di ascolto del pied fort.
  • La regola del cerchio: fino a metà Novecento una donna non poteva collocarsi accanto a un uomo qualsiasi; la disposizione codificava relazioni sociali e parentali.
  • Rennes 1689: Madame de Sévigné racconta nelle lettere un passepied danzato dal figlio e dalla nuora del siniscalco di Rennes.
  • Quimper 1958: nei primi bal breton organizzati da Loeiz Roparz per gli allievi si cominciava dai passi più facili del Pach Pi, prima di An Dro, Hanter Dro e gavotta.
  • Canti da contare: Deomp d’an unan («Andiamo al primo») procede per successione numerica e serve da supporto ritmico; Pachpi Gwerann è un altro titolo legato al repertorio.
  • Omonimia: Passepied è anche il nome di un gruppo musicale giapponese, senza alcun rapporto con la danza.
Presenza nei media e nella cultura di massa #

Nessuna presenza mainstream: il Pach Pi vive nei fest-noz, nelle pubblicazioni didattiche e negli archivi.

  • Video di fest-noz e di stage su YouTube, in francese, italiano e tedesco.
  • DVD didattici di Kendalc’h e Arzur Production (Fest Noz, mes premiers pas).
  • Schede nordamericane del Kolo Festival 2013 e del Salt Spring Island Folk Dance Festival 2013.
  • Archivi sonori Dastum e RaddO, con registrazioni di campo.
  • Nel nostro archivio: DVD 005b, stage con Yves Hulot (1993), danza al minuto 00:45.
Difficoltà e adattamenti #

Difficoltà bassa/media, a seconda della versione: la balade si impara in una sera, la figura chiede coordinazione, equilibrio e controllo dell’atterraggio, e mantenere la presa a velocità sostenuta non è banale.

Adattamenti ricorrenti nella didattica, anche italiana: rallentamento del tempo, insegnamento della sola balade in cerchio, sostituzione del salto con un appoggio puntato per i principianti, lavoro prima sulle braccia e poi sui piedi. Nelle versioni in cortège si mantiene la distanza tra le coppie per facilitare il mezzo giro. Non sono documentate varianti coreografiche italiane autonome: la forma trasmessa è quella bretone.

Note di ricerca e fonti #

Base più solida. Convergono i lavori etnocoreologici bretoni - Guilcher (La tradition populaire de danse en Basse-Bretagne, 1963; 4ª ed. 1997, cap. 11 «Passepied»), Clérivet per l’Haute-Bretagne, la guida pratica di Alan Pierre e Padrig Sicard - la scheda monografica del Poher (Lannig), le note didattiche di France Bourque-Moreau (SSIFDF e Kolo Festival 2013), il manuale tedesco di Wikibooks, la voce Passepied di Wikipédia (che sintetizza Guilcher e Clérivet) e gli archivi Dastum/RaddO. Per l’Italia: il portale Balli Folk di Moreno Zaia, i tutorial di Juancarlos Battilani e la registrazione del nostro DVD 005b (Yves Hulot, 1993), che documenta la circolazione della danza nei laboratori italiani già nei primi anni Novanta.

Discrepanze fra le risposte.

  • Conteggio delle sezioni. «16 + 16 tempi», «2 × 8 battute» e «2 × 16 battute» convivono nelle fonti: in 2/4 le prime due coincidono. Il testo principale usa i tempi; chi conta in battute sappia che le notazioni non sono uniformi.
  • Appartenenza alla suite. Nel Poher il Pach Pi è danza autonoma; in altre aree entra nella suite - quarto movimento di quella di Loudéac con il nome riqueniée, terzo di quella del Trégor. Le due letture convivono e riguardano aree diverse.
  • Italia. la trasmissione didattica è documentata (Balli Folk, tutorial, il nostro DVD 005b), mentre una presenza centrale nei bal ordinari - dove dominano An Dro, laridé e gavotta - non è dimostrata.

Questioni aperte. L’assimilazione del passepied al trihori proposta da Arbeau è considerata probabilmente errata; il legame esatto fra la forma di corte codificata da Lully e la forma popolare non è chiarito; la data di nascita della variante del Poher non è documentabile. Chi in Italia insegna, ha ballato o ha registrato il Pach Pi - programmi di stage, appunti di corso, serate, video - è invitato ad aggiungere la sua tessera: questa voce resta aperta.

Questa danza compare in 1 DVD:


Coreografia
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Note d’archivio
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• Cos'è l'emiolia? Spiegazione ed esempi

L’emiolia (o emiola, hemiola) è un effetto ritmico basato sul rapporto 3:2: tre pulsazioni o gruppi ritmici vengono collocati nello spazio normalmente occupato da due, oppure due nello spazio di tre. Il risultato è una temporanea sensazione di cambio di metro, pur senza modificare la segnatura di tempo.

Come funziona
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In un brano in 6/8, che normalmente si sente come 2 gruppi da 3, un’emiolia può far percepire 3 gruppi da 2. Ad esempio, invece di due semiminime puntate si possono sentire tre semiminime ugualmente distribuite nella stessa durata.

In un brano in 3/4, accade il contrario: due battute ternarie possono essere riorganizzate come tre impulsi binari, creando un “spostamento” degli accenti.

Tipi principali
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  • Emiolia orizzontale: il cambio avviene nella stessa voce o linea melodica; il ritmo sembra passare da ternario a binario, o viceversa.
  • Emiolia verticale: due voci o strumenti sovrappongono simultaneamente raggruppamenti di 2 e di 3, producendo un effetto poliritmico.

Esempio semplice
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Se batti regolarmente:

1-2-3 | 1-2-3

ma accenti invece:

1-2 | 3-1 | 2-3

ottieni un’emiolia: la musica resta formalmente ternaria, ma l’orecchio percepisce un ritmo binario sovrapposto.

Dove si incontra
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L’emiolia è molto usata nella musica antica e barocca, nel valzer viennese, nel jazz, nel funk e in molte tradizioni musicali africane; nelle danze può creare slanci, sincopi e una spinta ritmica particolarmente adatta al movimento.

In ambito di danze tradizionali, riconoscere un’emiolia è utile perché può spiegare perché una melodia “spinge” in modo diverso rispetto al conteggio teorico della misura.

Video tutorial
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Riferimenti e link#

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